meritocrazia come comunismo

maggio 19th, 2012 § Lascia un commento

 

andrea bagni

 

Qualche mese fa, parlando con una collega con cui ho condiviso molto battaglie, diciamo di sinistra – anche se non è più molto chiaro che cosa voglia dire – è venuto fuori che il suo lavoro a scuola mirava a preparare ragazze e ragazzi per un mondo fondato sulla meritocrazia. Quella era il suo orizzonte di valore. E io sono rimasto sorpreso. In realtà non c’è niente di strano: nella scuola si passa il tempo a dare voti, dunque a riconoscere i diversi meriti dei ragazzi e delle ragazze. Le graduatorie sono il nostro pane quotidiano. E però lì per lì non è mi è tornato. Sono rimasto sorpreso. Quel meritocrazia mi ha dato fastidio. Peraltro, era la prima volta che sentivo usare il termine da un’amica, così senza ombra di problema: come un valore assoluto, che si dà per scontato. La meritocrazia. Noi siamo per la meritocrazia?, le ho domandato. E lei mi ha guardato, a sua volta sorpresa. In un concorso cosa ti sembra giusto che accada: che vinca chi ha studiato e se lo merita o chi ha le conoscenze giuste, il cognome importante, le raccomandazioni? E certo la mia domanda mi è sembrata decisamente stupida.

Eppure c’è qualcosa che non va.

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Elogio delle narrazioni

gennaio 30th, 2012 § Lascia un commento


  andrea bagni

Quando ho incominciato a insegnare, tanti anni fa, fresco della mia laurea in filosofia, soffrivo un po’ i manuali di storia in uso nelle scuole. Mi sembravano tutti troppo narrativi: la storia ridotta a flussi di eventi e dettagli per me quasi insignificanti. Io puntavo tutto sulle strutture di fondo, sulle relazioni politico-economiche, schemi logici e mappe concettuali – come si sono chiamate poi in seguito. Non voglio dire la distinzione fra struttura e sovrastruttura, ma insomma quasi. Penso ancora per la verità che alla fine uno dovrebbe elaborare in testa qualcosa del genere: relazioni, nessi, modelli strutturali – più che sequenze di eventi. Però appunto alla fine. E poi oggi la tradizionale distinzione struttura-sovrastruttura mi pare alla radice di molto nefasto economicismo del pensiero di sinistra: una specie di riduzionismo che finisce per uccidere proprio le relazioni.

Il fatto è che negli ultimi tempi mi capita sempre più spesso di essere tentato di fare l’elogio della narrazione. Raccontare, descrivere. E basta.

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Nel nero bosco degli ultimi voti

dicembre 27th, 2011 § 3 commenti

 andrea bagni

Alla fine, nella rappresentazione della scuola, il momento fondamentale, intenso e drammatico, resta lo scrutinio finale. Non c’è niente da fare, è la resa dei conti. Il giorno del giudizio. E le professoresse sono le protagoniste – nel bene e nel male. Di raccontare la vita di scuola di tutti i giorni sembra capace solo il cinema francese: mi vengono in mente Essere o avere, Ricomincio da oggi, Les Choristes, Stella, La classe, quest’anno Tutti per uno e Tomboy. Niente di straordinario in fondo, però da quel cinema viene fuori una capacità sobria di raccontare l’adolescenza e l’infanzia con uno sguardo tranquillo, pacato, rispettoso dei vuoti e dei silenzi. Senza la fretta di enunciare grandi verità, senza forzare sui caratteri. Sembra che la macchina da presa si abbassi al livello dei bambini e delle bambine, assuma l’orizzontalità del loro sguardo, senza raccontare come se giudicasse. Mi pare che il cinema italiano non abbia questa misura. Tende a finire troppo spesso nelle tipologie caricaturali o in una tonalità bonaria, di medietà da commediola facile, facilmente superficiale.

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Certezze deboli, relazioni forti

dicembre 8th, 2011 § 1 commento

 andrea bagni

Una mattina, a scuola. Proiezione del film “L’onda” – un classico ormai delle assemblee studentesche. Storia di un esperimento di educazione civica. Pericoloso. Lo stile non è proprio raffinatissimo: i bulli sono bulli, i belli belli, i deboli deboli, le bellocce bellocce. Poi nella settimana sperimentale di “scuola a tema” succede di tutto, con la perfezione teorica di una metafora. Il prof non manca di fantasia e sull’autarchia che gli è toccata come tema inventa una sorta di laboratorio di pratica del potere dittatoriale-comunitario. Perdita di libertà, guadagno di ordine e ruolo. Ora diventa il Signor Professore, leader carismatico di una comunità fedele. Corpo organico. Che libertà è quella di distinguersi?, è arroganza, egocentrismo. Poi nella settimana si scopre quanto la disciplina funzioni: produce sicurezza, appartenenza, collaborazione. Alla fine fermare il meccanismo del totalitarismo entusiasta sarà dura. Da soli, pieni di domande e di dubbi, è dura esistere ed è per questo le dittature moderne funzionano con l’Amore e l’offerta di Verità Assolute. Ma senza solitudine non c’è libertà e senza libertà non c’è comunità politica.

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Il giovane Matteo Renzi

ottobre 31st, 2011 § 2 commenti

 andrea bagni

Sarà perché vivo a Firenze, ma mi colpisce molto l’attuale dibattito fra giovani rottamatori e vecchi dinosauri. C’è qualcosa che non torna. Chiaro che esiste un disastro della condizione giovanile. La grande donna nuda di Altan dice, Il futuro non lo voglio più, portatemi il conto e basta. C’è anche il problema di una classe dirigente che in Italia è gerontocratica o genealogica, nepotista. Ma nella brillante battaglia di uno come Matteo Renzi si afferma una strana categoria di giovane. Categoria anagrafica, assoluta. Vagamente dannunziana. I giovani sono spavaldi e brillanti, pronti alla battuta sferzante. Assomigliano anche a quelli della pubblicità dei telefonini o delle merendine, vivaci e dinamici. Fanno squadra e si danno il cinque. Versione politica dei vecchi boy scout. Politica? Può esistere la categoria politica dei giovani, come fossero tutti uniformati dalle carte di identità? Come tutti e tutte leggessero la società italiana nello stesso modo, con le stesse categorie, con gli stessi progetti di trasformazione… A uno come Renzi appaiono probabilmente così, ma perché non ci sono proprio per lui progetti di trasformazione. Sono fuori discussione, sono politica. Nella sua cultura c’è un misto di accettazione e accelerazione dell’esistente. Una cosa tipo, Basta discussioni, ora tocca a noi. Non ci interessano i diritti, quelli valgono per la società fondata sui legami sociali. Non vogliamo diritti collettivi, vogliamo possibilità individuali. In questo senso Renzi è il perfetto prodotto dei vent’anni berlusconiani, la loro grammatica antropologica. Più estraneo alla costituzione di Berlusconi. Berlusconi vorrebbe farla fuori, lui è già fuori. Lo nacque.

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Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più

ottobre 13th, 2011 § Lascia un commento

 andrea bagni

Ore 10.20, compito in classe. Uno dei temi nasce dall’assemblea dello scorso anno, durante l’occupazione. Argomento dell’incontro, più o meno, Che ce ne facciamo oggi della politica e della democrazia?

Il comitato studentesco aveva allora invitato di tutto: uno del pdl-giovani, due di Casa Pound e del Blocco studentesco; uno dei giovani pd e due del movimento “extraparlamentare”. Format televisivo: tutti maschi gli oratori, una ragazza a passare il microfono. Questo è il mondo in cui crescono. Un recinto da spezzare, dell’immaginario. Quello del pdl parla di meritocrazia e rigore. Una ragazzina del biennio interviene dal pubblico per dire in modo buffo, timido e insieme spavaldo, Ma allora il figlio stra-bocciato di Bossi consigliere regionale, e quelle donne in parlamento che sono state prima a mostrare il culo in tivù…. Uragano di applausi. Ma il giovane berlusconiano non si scompone: io non li avrei votati ma il popolo li ha eletti, in democrazia funziona così. Quando quello di Casa Pound fa un elogio appassionato dello stato etico, che esprime la comunità e la guida, gli obiettano: ma questa è una dittatura, è tornare al tempo di Stalin (dicono proprio Stalin, non Hitler o Mussolini), non è democratico. Risposta disarmante: Beh la democrazia è quella che abbiamo d’intorno, vi sembra tanto bella, c’entra qualcosa con quello di cui abbiamo bisogno? E anche lui – che aveva già detto niente soldi alle scuole private, libri gratis per i giovani, otto per mille solo allo stato – si prende un bel po’ di applausi.

Dunque da una parte il popolo che sceglie le veline e la successione dinastica (o adesso gli imprenditori di successo, Tods o Ferrari), dall’altra la nostalgia dello Stato Padre Teologico, custode e guida forte della famiglia nazionale. Un bel disastro.

Oggi che cosa scriveranno sul foglio protocollo? Non so nemmeno io bene che pensare – dunque correggere sarà interessante.

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La vita che resiste

ottobre 10th, 2011 § Lascia un commento

 andrea bagni

Uno è tornato a scuola dopo questa estate terribile. La primavera referendaria come scomparsa nel nulla. Una manovra dietro l’altra, a seconda degli umori e degli interessi di statisti d’eccezione come Bossi e Tremonti. E tutte che fanno della crisi l’occasione per vendicarsi di giovani, donne, lavoratori. Primi fra tutti i dipendenti pubblici, colpevoli di non essere moderni servi privati, da invitare a Mirafiori o Arcore per i turni di notte. Se non si ubbidisce e non si è flessibili – nel corpo e nell’anima – non si è moderni. « Leggi il seguito di questo articolo »

La cinese

agosto 5th, 2011 § 1 commento

 andrea bagni

Fin da quando siamo piccoli la nostra vita è decisa dai nostri genitori.

Io sono rimasta molto colpita dal criterio che seguono i genitori in Cina per scegliere la scuola per il proprio figlio. Lì le scuole, che siano pubbliche o private, sono tutte a pagamento e i posti di quelle considerate migliori sono limitati. La maggior parte delle famiglie ha un solo figlio e vuole il meglio per esso. Cerca in tutti i modi di fargli frequentare la scuola considerata più prestigiosa e costosa, non solo perché segua un corso di studio più efficiente, ma soprattutto per fare bella figura con conoscenti e amici. Così se gli viene chiesto che scuola frequenta loro figlio, rispondono dicendo il nome di tale scuola e possono vantarsi di avere tante conoscenze ed essere benestanti economicamente. A me sembra che facciano tutto questo per confrontarsi con le altre famiglie: ma hanno mai pensato o chiesto quello che loro figlio vorrebbe davvero fare nella propria vita? In molte famiglie il dialogo fra genitori e figli è quasi del tutto assente. Gli adulti ci fanno fare quello che loro pensano sia meglio per noi, ma costringendoci a fare qualcosa che non ci piace minimamente, non possono portarci ad ottenere nessun buon risultato. Io ne sono consapevole perché mi sono trovata in una situazione simile. « Leggi il seguito di questo articolo »

Padri e valentine

luglio 22nd, 2011 § 1 commento

andrea bagni
Finisce un anno di scuola, finiscono anche gli esami di stato, ci si saluta. La chiusura di una stagione. Un altro giorno è andato la sua musica ha finito. Comincia la cerimonia di riconsegna dei registri, dei compiti, delle relazioni di coordinamento e di progetto. Poi ci chiedono il numero di telefono del posto dove andremo, se andremo in qualche posto. Elenchiamo i “desiderata” per l’anno prossimo: giorno libero preferito, quello di riserva, orario alle prime ore o alle ultime, quante ore attaccate per i compiti. È come “tirare giù il bandone”, chiudere bottega. Alla fine vado a salutare quelli del bar, protettori del sacro break: caffè brioche giornale, chiacchiere senza distintivo. « Leggi il seguito di questo articolo »

Vento di maggio

giugno 4th, 2011 § 1 commento

 andrea bagni

Volendo potevo capirlo già quest’anno scolastico, che il vento stava cambiando.
Gli studenti, è vero, avevano fatto il loro solito casino di autogestione e occupazione, ma con un pizzico di creativa disperazione in più. Dopo il blocco stradale della superstrada sotto la pioggia, alle domande preoccupate dei genitori del consiglio di istituto su cosa avrebbero fatto se il decreto Gelmini passava, avevano risposto da comici spaventati guerrieri, Non è possibile, sarebbe la fine di tutto, sarebbe la rivolta sociale. « Leggi il seguito di questo articolo »

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